Tuesday, 30 August 2016 - 03:09

Genoa, se va via Rincon idea Hernanes

Genova – Con Rincon che può partire direzione Premier League, il Genoa si guarda intorno alla ricerca di eventuale alternative. Sul taccuino rossoblù c’è il nome di Nahitan Nandez, ora al Penarol e già seguito nei mesi scorsi. Ma anche quello di Hernanes, brasiliano di 31 anni, che in Italia ha giocato con Lazio e Inter, dal 2015 è alla Juventus dove però non ha trovato molto spazio. È fuori dai piani di Allegri, può andare via in prestito e il Genoa può essere destinazione gradita.

Oggi possono esserci nuovi contatti tra le parti, la trattativa può decollare se Rincon lascerà il Genoa: l’offerta del Crystal Palace è di 8 milioni più 1 di bonus. In ballo la possibilità di un diritto di riscatto o l’obbligo di riscatto. Soprannominato il Profeta, Hernanes può giocare anche da trequartista.

È morto Gene Wilder


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Gene Wilder, l’attore statunitense famoso per film come “Frankenstein Junior” e “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato”, è morto a 83 anni a Stamford, nel Connecticut in seguito alle complicazioni dovute all’Alzheimer, malattia di cui soffriva da diverso tempo. La notizia è stata confermata ad Associated Press da uno dei nipoti di Wilder.


Gene Wilder, un attore diventato una delle star più popolari degli anni Settanta grazie ai suoi lavori con Mel Brooks e Richard Pryor, e i cui memorabili personaggi eccentrici e nevrotici compresero il divertentissimo scienziato pazzo di “Frankenstein Junior”, è morto il 29 agosto nella sua casa di Smaford, nel Connecticut. Aveva 83 anni. La notizia è stata confermata dalla famiglia: Wilder è morto per le complicazioni dovute alla malattia di Alzheimer. Gli era stato diagnosticato un linfoma circa 20 anni fa.

Wilder era cresciuto nel Midwest, aveva studiato recitazione presso l’Old Vic in Inghilterra e univa le sue capacità di attore di teatro classico con lo humor particolare di Brooks. “Il mio lavoro era di renderlo più sottile” spiegò una volta Wilder, “mentre il suo lavoro era di rendermi più greve”. A volte fu comunque Wilder a proporre notevoli intuizioni comiche a Brooks. Mentre stavano girando “Frankenstein Junior” (1974), una sorta di parodia-tributo dei film horror degli anni Trenta, Wilder insistette perché lui e Peter Boyle, che interpretava il mostro, ballassero il tip tap in una scena. Brooks non era molto favorevole all’idea, ma si ricredette quando a una delle anteprime il pubblico reagì ridendo della grossa.

In un’epoca diversa, i capelli scompigliati di Wilder sullo stile di quelli di Harpo Marx, il suo fisico asciutto e la sua voce morbida avrebbero probabilmente ostacolato una carriera da attore protagonista. Ma secondo Brooks, Wilder era come “l’uomo della strada con tutte le sue vulnerabilità ben visibili. Un giorno Dio disse: ‘Che ci siano le prede’, e creò i piccioni, i conigli, gli agnelli e Gene Wilder”.

Brooks sfrutto la versatilità del talento comico di Wilder per fargli interpretare diversi tipi di ruoli. Per la farsa teatrale “The Producers” (1968), Wilder interpretò un contabile super-nevrotico soggetto a crisi isteriche quando gli tolgono la sua copertina blu. Nella parodia western “Mezzogiorno e mezzo di fuoco” (1974), Wilder interpretò Wako Kid (Jim), un alcolista così veloce con la pistola da essere in grado di neutralizzare otto nemici in una sola scena senza che le cinepresa riesca a cogliere il minimo movimento da parte sua.

Dopo una breve carriera iniziata a Broadway, Wilder fece il suo debutto al cinema con un breve ruolo nel film “Bonni e Clyde” del 1967. Poco dopo iniziò la collaborazione con Brooks, dimostrando di avere capacità comiche tali da mettere in ombra il suo lavoro da regista e autore, come per esempio in “Il fratello più furbo di Sherlock Holmes” (1975). Altre sue interpretazioni famose furono quelle del produrre di dolciumi in “Willy Wonka e la fabbrica di Cioccolato” (1971) e come il medico nel film di Woody Allen “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere)” del 1972.

Con Pryor, Wilder realizzò alcune commedie come “Wagon-lits con omicidi” (1976) e “Nessuno ci può fermare” (1980). Wilder aveva insistito per lavorare con Pryor anche per ammorbidire alcune scene di quest’ultimo film, per esempio dove applica sulla faccia del grasso per scarpe per provare a “comportarsi come un nero”. Molti anni dopo, nel 2005, Wilder aveva ammesso di non essere mai stato molto amico di Pryor, e di non essere nemmeno a conoscenza dei suoi problemi con le sostanze stupefacenti: “Fino a quando si diede fuoco mentre si stava facendo, lì capii qualcosa”.

La carriera di Wilder divenne meno rilevante negli anni Ottanta, quando recitò in alcuni film trascurabili, alcuni dei quali recitando insieme alla sua terza moglie, Gilda Radner. Dopo la sua morte a causa di un tumore alle ovaie nel 1989, Wilder scrisse un libro su questa malattia e iniziò a interessarsi a iniziative a sostegno dei malati di cancro.

Il vero nome di Gene Wilder era Jerome Silberman, era nato l’11 giugno 1933 a Milwaukee. Scelse il suo nome d’arte ispirandosi a quello dell’autore Thornton Wilder e, per Gene, dal personaggio principale del romanzo “Look Homeward, Angel” di Thomas Wolf. In seguito Wilder disse però di avere scelto Gene in onore della madre, che si chiama Jeanne. Da piccolo, Wilder rimase molto colpito quando un medico gli consigliò di non fare arrabbiare troppo sua madre, emotivamente molto fragile, perché così facendo avrebbe potuto ucciderla. Per questo passava ore cercando di farla ridere, e fu così che iniziò la sua passione per la recitazione. Trascorse un anno nel Regno Unito studiando presso l’Old Vic Theatre School di Bristol, poi seguì corsi all’Actors Studio di New York. Dopo il servizio militare, decise di fare del teatro la sua professione e cercò di fare fortuna Broadway.

Dal 1991, Wilder non aveva più recitato in alcun film, anche se spesso faceva qualche comparsa in televisione. Nel 2003 era stato premiato con un Emmy per il suo ruolo da guest star nella serie televisiva “Will & Grace”. Trascorreva il tempo libero dipingendo e scrivendo memorie.

2016 – The Washington Post

29 agosto, le foto più belle del giorno

Genova – Le foto del giorno, il mondo in 10 scatti e le vostre foto della Liguria da Instagram

Saltato l’incontro Ferrero-Cassano: Osti al lavoro per trovare una soluzione

Genova – Parti ancora distanti tra la Sampdoria ed Antonio Cassano. L’incontro tra il presidente Ferrero e il giocatore barese previsto per questo pomeriggio non si è tenuto. Cassano non rientra più nei piani societari pur avendo ancora un anno di contratto a 700mila euro ed è di fatto fuori rosa non essendo stato inserito nella lista dei 25 giocatori consegnata alla Lega Calcio.

L’attaccante continua ad allenarsi a parte al Mugnaini di Bogliasco e non sembra avere alcuna intenzione di accontentare la società che vorrebbe una risoluzione del contratto. Il d.s. Osti è però al lavoro per ricucire le parti e trovare una soluzione prima della fine del mercato. Il rischio è che il giocatore rimanga a libro paga della Sampdoria almeno sino a gennaio senza però poter essere utilizzato proprio per il suo mancato inserimento nella lista.

Nel frattempo la società blucerchiata ha tesserato ufficialmente il nigeriano Stanley Amuzie, difensore del 1996, recente protagonista alle Olimpiadi di Rio dove con la propria nazionale ha conquistato la medaglia di bronzo.

Ventura presenta la sua Nazionale: «Voglio un’Italia che diverta»

«Vorrei un’Italia che sapesse divertirsi, perché quando i giocatori si divertono in campo, è così anche per la gente. Ogni volta che a me è successo, ho ottenuto risultati». Così Giampiero Ventura presenta la sua nazionale, al primo raduno azzurro del nuovo ct. «La nazionale di Conte si basava su organizzazione, grande disponibilità dei giocatori e compattezza di gruppo – ha ricordato Ventura – Se a tutto ciò aggiungiamo la voglia di divertirsi, allora abbiamo la possibilità di ritagliarci uno spazio da protagonisti».

Il ct ha poi parlato del suo predecessore: «Sono d’accordo con Conte, anch’io mi sento assolutamente allenatore e non un selezionatore, quest’ultimo ha un approccio diverso al calcio e al proprio lavoro». Prima di cominciare, Ventura ha ricevuto anche una telefonata di auguri: «Ci eravamo già sentiti con Conte, ma mi ha chiamato anche oggi, parla un inglese perfetto, mi ha fatto gli auguri di buon lavoro, è stato un gesto carino».

«Per mia fortuna ho sempre lavorato ma stavolta sono stato lontano da un campo di gioco per due-tre mesi e non mi era mai accaduto, mi è mancato moltissimo stare in campo, non vedevo l’ora di tornarci, ho pianto nel rimetterci piede».

Giampiero Ventura ha appena iniziato il lavoro di ct della Nazionale e subito spiazza tutti: «Non farò gli stage». Da sempre questi sono stati oggetto di discussione, in passato, tra i vari ct e i club, Ventura specifica: «Vorrei organizzare raduni con tutti quei giocatori che adesso non sono qui e non fanno parte del mio modulo, il 3-5-2. Mi riferisco a elementi come El Shaarawy che a Euro 2016 c’era, ma anche a Berardi: lui si è infortunato ma, finché il modulo sarà questo, gli esterni offensivi troveranno difficoltà di collocazione».

Di questi raduni, almeno tre a stagione, di cui uno già nel 2016, Ventura ha già parlato con la Figc («aspetto di conoscere le date precise») e con tutte le società alle quali ha fatto visita. «Testare giocatori con un nuovo modulo significa trovare delle alternative di gioco. Dalle società ho trovato disponibilità, l’obiettivo è organizzare poi delle amichevoli per questo gruppo `extra 3-5-2´, per poi costruire lo zoccolo futuro della Nazionale».